Calabria 2025: miti e costellazioni

28 Ago 2025

Calabria 2025: miti e costellazioni

IL MITO DELLA CARAVELLA

Aurelio aveva perso ciò che dava luce al suo cuore: l’amore. Il dolore lo avvolgeva come una nebbia densa, e per sfuggire ai ricordi che lo tormentavano, decise di mettersi in viaggio.

Nella notte più oscura, senza salutare né voltarsi, salì a bordo della caravella Mango, raccogliendo lungo il cammino anime sconosciute, scelte non per affinità, ma per il loro distacco dalle ombre del suo passato. Sebbene volesse fuggire da ogni legame, sapeva che da solo non avrebbe potuto affrontare le prove del destino. A ciascuno dei suoi nuovi compagni chiese: “In quale ruolo senti la tua forza?” E così formò un equipaggio, unito non dall’amore, ma dall’utilità.

All’alba, la Mango salpò, senza rotta né meta, lasciando che fosse la corrente a guidarla. Ma il mare, custode di antichi segreti, mise alla prova il cuore del capitano: un ippocampo gigantesco, creatura degli abissi, emerse con furia, sollevando una tempesta.

La Mango fu sbattuta dalle onde. Chi tra l’equipaggio si rifugiava nell’egoismo fu divorato dal mare. Solo coloro che scelsero di unirsi, sostenendosi l’un l’altro, sopravvissero e approdarono, esausti, su un’isola sconosciuta.

Smarriti tra le fronde e le sabbie di quel luogo incantato, incontrarono una tribù guidata da una creatura singolare: Carlotta, regina delle marmotte. Saggia e gentile, accolse i naufraghi e suggerì loro di restare. Fu allora che il cuore di Carlotta si infiammò per Aurelio, ma egli, ferito ancora dall’amore perduto, respinse ogni sentimento.

Carlotta, nel tentativo disperato di trattenerlo e farlo credere di nuovo nell’amore, ordinò alle sue marmotte di rosicchiare lentamente il legno della caravella. Aurelio, ignaro, ripartì. Ma il mare non perdona l’indifferenza al cuore: la Mango affondò al largo, e con essa ogni anima a bordo.

Morale: Chi rinnega l’amore e rifiuta l’aiuto, è destinato a perdersi nell’oscurità. Solo chi accoglie l’altro può sperare nella luce.

IL MITO DI PETALOUDA

Petalouda, figlia di Fidia, il più grande scultore greco, e Lumira, dea della luce e luminosità, era una ragazza lucente, composta, perfetta da ogni punto di vista, tanto che era invidiata da tutte le donne di Creta per la sua pelle marmorea, i suoi capelli color miele e i suoi occhi color del cielo. Era invece corteggiata e amata da ogni uomo sull’isola ed era così bella che ogni uomo di tutta la Grecia accorreva a Cnosso per rivolgerle anche un solo sguardo e sorriso. Le donne invece, invidiose della sua bellezza e gelose dei loro uomini e fanciulli, e soprattutto temendo che la sua luce le mettesse in ombra, decidono al più presto di escogitare il rapimento della ragazza. Le donne così guidate da Andromeda, la perfida regina dell’isola gelosa anch’essa delle attenzioni che il re riservava alla giovane mettendo in ombra il suo ruolo regale, decidono di catturarla e rinchiuderla mentre curava la splendida pianta di Iris nella torre dei venti dell’isola, condannandola all’ombra perenne. Gli uomini, abbandonati e oscurati dall’assenza di luce di Petalouda e le donne, private della loro bellezza a causa della scomparsa del riflesso della luce di Petalouda, si rivolsero quindi a Zeus sofferenti del buio calato sulla terra e su di loro. Allora Zeus, impietosito dal subdolo destino della ragazza e dalla tristezza e dai lamenti degli uomini e delle donne decise di trasformare Petalouda in una farfalla concedendole di fuoriuscire dalla terra per mezzo del topo Algenon, custode della torre, rosicchiando e scavando una fessura per far fuoriuscire la farfalla. Durante tutti i sei mesi primaverili ed estivi, volando leggera nel cielo (Stella Suy) posandosi su ogni fiore di iris e riportando così il suo ricordo e la sua effettiva luce, scandita da ogni battito di ali ma portando anche la sua bellezza e perfezione nel mondo a ogni uomo e donna sulla terra.

Morale: non ci si illumina annebbiando e oscurando gli altri ma ricercando la propria luce

IL MITO DI NAFLEA

Un tempo, c’era una dea di nome Euforia, la dea della luce, ed era la perfezione incarnata… Aveva però un difetto, era ossessionata dalla luce, non sopportava la sua assenza.

Un giorno, fu attratta da una luce che non aveva mai visto prima, una luce potentissima, accecante. Se ne innamorò senza sapere che questa luce portava con se la notte e il buio…Era la luce dei fulmini, il temporale. Da questo maledetto amore nacque Alice che Euforia, nella sua ossessione per la luce, non poteva accettare.  La mandò via per paura che lei potesse portare nuvole in quel suo cielo perfetto e la allontanò.

Per non lasciarsi più ingannare Euforia creò, prendendo un pezzo di cielo azzurro, Armonia, la sua seconda figlia.

Alice soffriva molto di non essere riconosciuta da sua madre perché era diversa, lei amava vedere la luce passare attraverso le nuvole. Decise allora, per provare a sua madre che un’altra perfezione poteva esistere, di creare una luce diversa… Rubò a Euforia un po’ di luce e combinandola con un frammento di nuvola, creò l’aurora boreale che portava con lei tanta felicità. Alice decise di metterla in una lanterna. Euforia vide questa luce nuova ma non conoscendola mandò Armonia a controllare che non fosse pericolosa. Così Armonia incontrò sua sorella Alice e decisero insieme di convincere Euforia ad accettare la Luce di Alice… Però Euforia non poteva farcela, aveva troppo sofferto dalla sua storia con il temporale…

Lanterna capendo la tristezza delle due sorelle indicò con il suo raggio infinito un luogo che avevano tanto desiderato, si chiamava Nuova. In quel posto la perfezione era tutt’altra, le differenze erano bellezze, luce e ombra si completavano e le due sorelle trovarono il loro posto.

Ecco la storia di Naflea

IL MITO DELLA FARFASSIDRA

Milioni e milioni di anni fa un potente terremoto, che ora diremmo sussultorio e ondulatorio, cambiò gli elementi presenti nel mondo dando vita ad un bruco molto, molto affamato.

Il bruco iniziò a cibarsi di qualunque cosa avesse creato il Tempo e fu così che quest’ ultimo si infuriò.

Tempo, profondamente adirato, decise si punire il Bruco bloccandone la crescita e condannandolo a vivere sotto forma di crisalide. Questa, utilizzando al meglio ciò di cui si era cibata in passato, fu in grado di ribellarsi iniziando una trasformazione…

Tempo, stupito e ammirato da questa reazione energetica, decise si concedere alla crisalide la possibilità di tramutarsi nella versione migliore di se stessa, ma offrendole un tempo finito e limitato.

La crisalide, durante la trasformazione, inglobò il tempo a lei concesso assumendo le sembianze di una clessidra e di una farfalla. Divenne così una FARFASSIDRA. Un essere mitologico la cui peculiarità è quella di utilizzare e vivere il tempo a lei concesso in base ai propri ritmi, che sono dettati dal battito delle sue ali.