Una nuova casa per “Casa di Deborah”

15 Gen 2024

Una nuova casa per “Casa di Deborah”

Tutto è iniziato ad aprile 2022 con la necessità di spazi più grandi. Erano arrivati nuovi ragazzi e le stanze della casa, nei pomeriggi di studio e di attività, si riempivano velocemente. Come succede nelle famiglie, con l’arrivo di altri figli, abbiamo iniziato a cercare una casa più grande per permettere a tutti di entrare in un luogo accogliente e sereno.

Mons. Roberto Campostrini, già Vicario Generale della Curia, ci suggerisce i locali annessi alla Parrocchia di San Nicolò all’Arena. Il parroco, Don Ezio Falavegna, accoglie la proposta con grande disponibilità e si attiva insieme a don Roberto per rendere concreto questo sogno.

Il progetto ha nel giro di poco tempo l’imprimatur del Vescovo di Verona, Mons. Domenico Pompili, e nell’ottobre del 2023 si ufficializza che questa sarà la nostra nuova Casa!

In pieno centro, dietro l’Arena di Verona. Sono gli spazi di San Nicolò all’Arena da cui si accede grazie ad una porticina proprio a fianco della 1° Circoscrizione. Come degli esploratori che giungono in un luogo inaspettato ci guardiamo intorno. Le stanze sono tante e molto ampie e a volte abbiamo l’impressione di esserci persi.

La struttura sembra perfetta per le nostre necessità. Una sala svago, una sala studio, una sala bricolage, una sala da pranzo, una sala della musica e poi bagni, cucina, taverna. Per non parlare di lei, la Sala Guardini con finestre direttamente sull’Arena e muri affrescati. Immaginiamo già gli aperitivi letterari e gli eventi tra queste mura, la bellezza e la cultura che già solo queste pareti riescono a trasmettere.

Nei mesi successivi iniziamo a liberare gli spazi. Gli aiuti non mancano, alcuni volontari si fanno avanti per darci una mano come possono. Tra braccia doloranti e fiato corto ci ritroviamo a camminare nelle stanze con sguardo nuovo, quello sguardo che dal nulla crea, immagina.

Un giorno Giuseppina arriva con aria raggiante e ci mostra un articolo riguardante un progetto IKEA dal nome “Un posto da chiamare casa” tramite il quale l’azienda da più di 10 anni si impegna a fianco di associazioni e istituzioni locali per trasformare spazi vuoti in luoghi in grado di accogliere la vita, l’identità e le relazioni.

Decidiamo quindi di chiedere aiuto a IKEA, che sceglie di supportare la nostra iniziativa. Nel giro di pochi mesi progettiamo insieme gli spazi a disposizione, selezioniamo gli arredi e iniziando a mettere a fuoco i nostri ragazzi in questa nuova Casa. Li immaginiamo distesi sui divani a lamentarsi della scuola, a giocare a ping-pong, a ripetere ad un volontario i promessi sposi e tanto altro ancora.

Il sogno prende forma, ma sembra ancora tutto troppo irreale… L’emozione era quella di quando si arreda la prima Casa.

Poi, a fine agosto, arrivano i mobili IKEA e a metà ottobre la nostra nuova cucina. Ci rendiamo conto in quell’istante che è tutto reale e che la nostra nuova Casa sarà accogliente, colorata, allegra e piena di vita, su misura per noi. È il momento di rimboccarci le maniche per dare forma a tutte queste scatole ed imballaggi colmi non solo di oggetti ma anche di passione.

Il 25 novembre chiamiamo parenti ed amici ed organizziamo delle squadre di persone per montare tutti i mobili. Ogni gruppo in una diversa stanza colorata con la propria cassetta degli attrezzi. Proviamo quella soddisfazione di quando si crea, con le proprie mani, della bellezza. La fatica fisica si mescola al desiderio di dare vita a qualcosa di grande che va oltre noi, ma arriva alle generazioni future. Un punto di riferimento per la città, un luogo d’incontro per adulti che hanno tempo da donare, una casa calda e accogliente per i ragazzi di oggi e per quelli che verranno.

Spesso il trasloco porta con sé entusiasmo mescolato ad un po’ di nostalgia. Per partire bisogna lasciare qualcosa, come se si lasciasse la parte di noi che ha abitato quella Casa. Soprattutto per i ragazzi e i volontari più “storici” questo cambiamento è stato un passaggio delicato.

Era ben chiara allora l’importanza che la nuova Casa fosse un luogo dove si respirasse ancora quel profumo di biscotti e serenità.

L’ 11 dicembre è il giorno definitivo. Entriamo nella nuova Casa e nel giro di qualche settimana ci rendiamo conto che è la presenza dei ragazzi e dei volontari che permette a questo luogo incantevole di essere davvero Casa. Insieme facciamo l’albero di Natale con le lucine colorate, attacchiamo gli adesivi natalizi alle finestre, decoriamo il corrimano della scala. Il nostro primo Natale in questa Casa.

Siamo orgogliosi di ciò che abbiamo creato grazie all’aiuto di tante persone. La sera, dopo aver salutato i ragazzi, spento le luci e chiuso le porte, pensiamo “questo è solo l’inizio di una grande avventura”.

Grazie a tutti quelli che ci hanno sostenuto, aiutato, ascoltato. Insieme abbiamo realizzato questo sogno.